MANGYSTAU

Nei più remoti confini del Kazakistan.


Organizzazione tecnica de Il Tucano Viaggi Ricerca.

Questo è un viaggio in un luogo-non luogo, che ci porta verso una regione che pare uscita da un sogno, più che da una mappa geografica: il Mangystau, ai più remoti confini occidentali del Kazakistan.
La sua bellezza sta nell’assenza: di persone, di parole, di città, di rumore. Solo il vento e lo scricchiolio della terra che si sbriciola sotto i nostri passi, persi in un silenzio minerale.
È un assurdo geologico, il Mangystau, un’astrazione, inscrivibile solo in un ossimoro: forse il nulla eterno, una bellezza crudele, un silenzioso tumulto, un sussurro gridato… Ci muoviamo in fuoristrada, percorrendo tracce di un deserto di pietra, senza direzioni, senza limiti, e nostri compagni di viaggio sono mandrie di cavalli bradi, forti e selvaggi.
Qui, dove sabbie calcinate si infrangono sulle acque del mar Caspio, solo in parte orlato di steppe, non arriva la Grande Storia di questo paese immenso, non troviamo memorie di khanati turchi e kazaki, e i grandi imperi nomadi sono voci disperse nel vento: c’è solo il silenzio e una natura allo stato primordiale.
Quale mano ha disegnato questi luoghi da cui affiorano sedimenti gessosi e salini, modellati dall’acqua e dal vento, bizzarrie che solo un artista folle avrebbe immaginato? colori che solo un pittore allucinato avrebbe osato posare su una tela?
L’altopiano di Ustyurt è uno scenario onirico e alieno, dove gli aspri picchi della catena montuosa di Bozshira sono una vertigine di creste frastagliate e lame di pietra, squarci formidabili e strapiombi modellati dal vento edall’acqua; le montagne dell’Airakty Shomanai sono come cittadelle fortificate a difesa di immaginari assalti nemici: pinnacoli, guglie ardite, pareti verticali.
Poi, ai piedi del solitario Sherkala scorgiamo resti di necropoli e moschee sotterranee, realizzate da asceti di un Islam purissimo. Cammelli passeggiano solitari.
Dall’alto di una falaise, il lago si è fatto dipinto, colori sfumati, impressionisti… e la mente vola agli “Interminati spazi e sovrumani silenzi” di questo angolo di mondo, questo cuore dell’Asia meraviglioso e magico.