AFGHANISTAN il primo viaggio dopo la caduta di Kabul

Kabul, Herat, Mazar-i-Sharif, Bamyan ma anche la valle del Panjshir e i laghi di Bandar-e-Amir, oggi parco nazionale.

Una delle vie della seta transitavano tra queste valli e qui scopriremo mausolei, moschee, cittadelle e fortificazioni, ma anche verdi vallate e laghi di un blu intenso.

In Afghanistan la vastità degli spazi si contrappone alla durezza del territorio. Monti e valli comunicano una sensazione di solitudine, subito fugata dal brulichio di vita di villaggi e città. È anche una regione di tante sfumature ma di pochi colori: l’ocra di rocce e terra battura che gradualmente sfuma sul marrone di abiti e mattoni, e l’azzurro del cielo e dei laghi che nelle ceramiche di moschee e madrase diventa sempre più blu. Il poco verde tradisce l’aridità di questi monti appena stemprata nelle poche verdi vallate, come quella di Bamiyan. La posizione strategica di questa regione è stata la sua condanna, rendendola appetibile alle potenze interessate al Centro Asia già dai tempi di Alessandro Magno. Dopo i regni ellenistici vi si sono stabiliti i persiani, gli arabi musulmani, i mongoli di Gengis Khan e poi di Tamerlano. Gli imperi inglese e russo a vario titolo esercitarono la loro influenza fino all’unico periodo recente di vera stabilità, quello del regno dal 1919 a 1973. La conseguente nascita della repubblica ha portato con sé un decennio di invasione sovietica, il governo dei Talebani e l’invasione degli Stati Uniti, terminata con la ripresa di Kabul da parte degli “studenti coranici” il 15 agosto 2021.
Da questa data riparte la storia del Paese e con essa quella del viaggio, in una regione forse non ancora rappacificata ma che si spera stabile.